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  • Termini

    Il lavoro di Mohamed Keita si sviluppa intorno e al di fuori della stazione ferroviaria di Roma Termini dove, lontano dai treni, dai binari e delle folle di passanti, vi sono coloro che “abitano” la stazione e i suoi margini: i senza- tetto. Vivere per strada significa adattarsi agli spazi che questa offre: la stazione può diventare un luogo in cui trovare rifugio. Il giovane fotografo ha voluto concentrare la sua attenzione su un problema specifico di chi non ha casa, quello di trovare un posto e quindi un modo per dormire sulle soglie della stazione e fare dei suoi marciapiedi un letto. Questo è il filo conduttore che guida la ricerca: ogni fotografia è il ritratto di un tentato riposo tra cemento, coperte, giornali e cartoni che o non coprono abbastanza o nascondono del tutto la persona, della quale se ne vedono solo le tracce: piedi, scarpe, bagagli. Ogni soggetto emerge sullo sfondo di vetrine, porte e muri in cui pubblicità, scritte, riflessi evocano il dinamismo che caratterizza la stazione e i suoi dintorni, evidenziando per contrasto, la staticità, il silenzio di chi dorme dove si cammina. Le foto inquadrano situazioni diverse eppure simili: Mohamed ha voluto creare un legame visivo tra un’immagine e l’altra per sottolineare come ogni soggetto, ogni luogo, ogni coperta sia diversa ma uguale a tutte le altre. Mohamed Keita ha 17 anni e quando torna sul luogo dove ha vissuto al suo arrivo a Roma- i marciapiedi della via Marsala, Termini- fotografa, la sera molto tardi, la notte per denunciare la condizione dei senza fissa dimora: poi torna ancora e parla, fa amicizia, ascolta, memorizza e trascrive le testimonianze e le storie che accompagnano oggi le sue fotografie.